Avventura

Leo e il segreto della Paura

C’era una volta un bambino di nome Leo. Aveva i capelli arruffati come un nido di uccellini e occhi grandi pieni di curiosità. Ma Leo aveva qualcosa di… strano.

Non aveva paura. Di niente.

Non del buio sotto il letto.
Non dei tuoni.
Non del cane del vicino che abbaiava come un leone.
Nemmeno dei ragni.

Un giorno, mentre giocava con sua sorella Viola, lei si fermò e lo guardò seria.

“Ma tu… non hai mai paura?”
Leo ci pensò un momento, poi rispose con tutta sincerità:
“Non lo so. Non so nemmeno cosa sia.”

Viola sgranò gli occhi.
“Non sai cos’è la paura? Ma è… è quella cosa che ti fa venire i brividi, che ti fa battere il cuore forte-forte!”

Leo si toccò il petto.
“Ma il cuore mi batte solo quando corro o salgo le scale. Mai per paura.”

Fu allora che Leo prese una decisione importante.
“Partirò per un’avventura. Voglio scoprire cos’è la paura. Dove posso trovarla?”

Viola ci pensò su, con l’aria di chi sa molte cose.
“Potresti andare nel Bosco che Sussurra. Oppure attraversare il Ponte dei Sospiri. O magari entrare nel Castello degli Specchi!”
“Perfetto!” disse Leo, già con lo zaino in spalla e il cappello da esploratore calato sulla fronte.
“Vado a cercarla!”

E così cominciò il suo viaggio.

Il Bosco che Sussurra era pieno di alberi alti e curvi, che sembravano sussurrare segreti tra di loro. Le foglie frusciavano come voci lontane, e i rami si muovevano anche senza vento. Leo non aveva paura, solo tanta curiosità.

Lì incontrò un gufo con occhiali tondi, appollaiato su un ramo.

“Cerchi qualcosa, piccolo umano?” gracchiò il gufo.
“Sì. Sto cercando la paura. L’hai vista?”

Il gufo rise con un suono profondo.
“La paura non si vede, ma si sente. Va dove non ti aspetti. Parla con la Signora Ombra, vive sotto la grande quercia.”

Leo trovò la quercia. Era enorme, con un buco scuro alla base. Da lì uscì una voce bassa e gentile:
“So che mi stai cercando.”

Leo si sporse e vide una figura leggera come fumo.
“Tu sei la paura?”
“No, io sono solo un suo riflesso. La paura è come me: cambia forma, ti segue senza farsi notare. A volte si nasconde dietro un pensiero.”

Leo la fissò con attenzione.
“Ma allora… come faccio a capirla?”
“Ascolta il tuo cuore e continua il viaggio,” sussurrò l’Ombra. “Ti stai avvicinando alle tue risposte.”

Più avanti, Leo trovò il Ponte dei Sospiri. Era sottile e traballante, sospeso sopra un fiume che ruggiva come un drago.

Su un lato del ponte, una piccola lucertola gialla tremava tutta.
“Non riesco ad attraversare!” disse piagnucolando.
“Perché? Il ponte tiene!”
“Lo so… ma ho paura di cadere.”
“Ma non stai cadendo,” osservò Leo.

La lucertola annuì.
“Lo so… ma il mio pensiero è scivolato prima di me. E allora il cuore batte, e le zampe tremano.”

Leo si fermò a pensare.
“Quindi la paura arriva prima che succeda qualcosa?”
“Spesso sì,” rispose la lucertola. “È un pensiero veloce che ti corre davanti.”

Leo con la lucertola sopra il pont che traballa.

Infine, Leo arrivò al Castello degli Specchi. Ogni parete rifletteva immagini strane: Leo gigante, Leo minuscolo, Leo con le orecchie da elefante!

In un angolo, un bambino piangeva.
“Mi vedo brutto. Mi vedo diverso. Mi vedo… sbagliato.”

Leo si avvicinò.
“Ma sono solo specchi storti. Tu non sei così!”

Il bambino smise di piangere e guardò meglio.
Una voce, dolce e ferma, uscì da un grande specchio d’oro:
“A volte la paura è solo un’immagine storta di te stesso.”

Leo capì: la paura può essere un’illusione.

Alla fine del viaggio, in cima a una collina, Leo trovò un enorme leone di peluche. Aveva una criniera arruffata e occhi teneri.

“Tu sei la paura?” chiese.
Il leone sbuffò.
“Io? Ma io sono solo ciò che la gente pensa sia spaventoso.”

Poi il leone lo guardò negli occhi.
“La vera paura vive qui,” e indicò il cuore di Leo, “quando batte forte e tu non capisci perché. Ma non è tua nemica. Ti avvisa, ti protegge. Ti dice che stai facendo qualcosa di importante.”
“Allora… non devo combattere la paura?”

Il leone sorrise.

“No. Devi ascoltarla. È lì per avvisarti, per farti scegliere. A volte ti protegge. Altre, ti sfida a essere coraggioso.”

Leo si sentì diverso. Non spaventato.
Vivo.

E così tornò a casa.
Non era più il bambino che non aveva paura.
Era diventato il bambino che conosceva la paura. E che finalmente sapeva come affrontarla.

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